Quando il cellulare resta in tasca: tra natura e presenza digitale

Pubblicato il 15 ottobre 2025 alle ore 18:53

Quando il cellulare resta in tasca: tra natura e presenza digitale

Ieri abbiamo fatto una gita con il mio compagno e amici al Monte Busca, sull’Appennino tosco-romagnolo.
Lì si trova quello che viene considerato il vulcano più piccolo del mondo: in realtà non è un vero vulcano, ma una fiamma perenne che brucia grazie a una fuoriuscita naturale di gas metano dal sottosuolo.
Vederla dal vivo è ipnotico: una piccola fiammella che danza tra le rocce, in mezzo al silenzio della natura.

Dopo la passeggiata, tra chiacchiere e foto, abbiamo deciso di pranzare nella zona. E così, quasi per caso, ci siamo imbattuti in un agriturismo immerso nella natura.

Appena arrivati, ci hanno accolti diversi cartelli:

  •  Vietato l’uso del telefono

  •  No video, no foto

  •  Spegni il telefono e accendi il cervello

Devo ammetterlo: ho scattato una foto in lontananza, ma era più forte di me. Chiedo scusa ai proprietari, ma ero troppo incuriosita da quell’invito così chiaro e controcorrente.

Mi ha colpito profondamente perché, per lavoro, so quanto sia importante oggi essere presenti online, curare la propria immagine, costruire strategie, creare contenuti, pianificare campagne.
Eppure, in quel momento, ero in un luogo dove di tutto questo non importava assolutamente nulla a nessuno.

Per chi gestisce un brand può sembrare impensabile. Ma forse per chi gestisce un luogo così autentico, la vera forza è proprio non esserci.
Niente filtri, niente reels, niente stories. Solo persone, natura e silenzio.

Mi sono resa conto di quanto sia bello — e necessario — ogni tanto smettere di raccontare e iniziare semplicemente a vivere.

Essere presenti online è fondamentale, certo, ma ci sono esperienze che non hanno bisogno di testimoni digitali.
Alcune vanno solo respirate, perché sono loro, paradossalmente, a ricordarci perché amiamo comunicare. 

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